I giardini di marzo

Manodipietra

Musica, tecnica strumentale, cinema e chissà cos’altro: Manodipietra può intrattenervi scrivendo di ogni argomento compreso nello scibile umano. Il tutto senza sapere ne’ leggere ne’ scrivere. Non è meraviglioso? God Bless You (and forgive all of us)

You may also like...

3 Responses

  1. Manodipietra ha detto:

    Bella interpretazione anche se credo non corretta: il buon Mogol amava le metafore, delle quali comunque non abusava e che erano quasi sempre facilmente comprensibili (attrice di ieri, avere nelle scarpe la voglia di andare), ma non era certo un ermetico.

  2. Paola Datodi ha detto:

    mah… un disagio più complesso direi…il desiderio di reagire a tutta una situazione, quale? e non averne la forza… la madre potrebbe simboleggiare la patria: c’è un lutto ma ci sono anche i fiori, ancora un po’ di speranza, fino a quando? Marzo, giovinezza, primavera appena iniziata, ma anche Quaresima, e anche Idi di Marzo… Il protagonista non vorrebbe anche se ne è tentato imitare il tradimento di molti coetanei (e non…) che svendono gli ideali prima coltivati (avrò un’idea strana, ma a prenderlo alla lettera vendere i libri di scuola smessi sarebbe così tragico?)e d’altra parte non sa impegnarsi veramente per l’ideale. La sua ragazza… non credo che intenda lasciarlo perché lo vede così abulico mettendolo così ancor più in crisi: quel “tu muori” è un rimprovero per scuoterlo, è la sua coscienza che vuole impedirgli di lasciarsi andare e seguire la tentazione del conformismo , è come Beatrice che in segno di disapprovazione a Dante non lo guardava più, e lui comprese che doveva cambiare… E così il protagonista non deluderà la sua Beatrice, simbolo o donna in carne ed ossa o entrambi che sia: eviterà ogni tentazione conformistica, si porrà al servizio dell’ideale per quanto scomodo! Interpretazione troppo “politica”? Beh, Lucio Battisti è stato tanto interpretato politicamente…

  3. Lara ha detto:

    È sconcertante…… Pure io ho dato al testo il tuo stesso senso…. Mi sorge il dubbio che la spiegazione di Mogol sia un po’ addomesticata per l’argomento non ancora “di uso comune” a quei tempi per la canzone italiana….. uscito dalla sua penna poi… davvero improbabile. Rimane comunque in ogni versione il profondo senso di malinconia per l’estraneità alla Vita, al mondo che lo circonda, una specie di “sfumato”, di voci e volti lontani appunto perché non condivisi. Ne consegue il fuggire ancora più dalla realtà che lo ignora e il rifugiarsi nel proprio mondo tramite espedienti “di plastica”, gli unici però che gli permettono di fargli accettare se stesso e di dargli una serenità profondamente cercata e appagante ma sempre con un angolino vigile della sua mente che lo mette di fronte alla consapevolezza che “la carrozza tornerà inesorabilmente zucca”, il mondo crudele é sempre là fuori che lo aspetta. Mio Dio che tristezza, spero sia vera la spiegazione di Mogol………….

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *